Umbertide tra le zone più colpite dai dazi Usa

UMBERTIDE – C’è Umbertide, e l’intero Altotevere, tra i distretti italiani più esposti ai dazi introdotti dagli Stati Uniti. Ad affermarlo è lo studio della Banca D’Italia dal titolo “Dazi statunitensi e imprese italiane: esposizione della rete produttiva e impatto iniziale” che ha analizzato i possibili effetti diretti ed indiretti della nuova politica commerciale voluta dal presidente degli Usa Donald Trump sulla rete produttiva di 1,8 milioni di imprese italiane.

Nella classifica stilata dalla Banca D’Italia, Umbertide, dove è fiorente il settore dell’automotive, sarebbe al 15esimo posto tra i sistemi locali del lavoro più esposti; gli analisti stimano infatti una vulnerabilità delle imprese locali pari al 9,7% dei ricavi, di cui il 7,4% per effetto diretto, che si tramuterebbe quindi in una flessione delle vendite, e il restante 2,3% per effetto indiretto.

“I dati indicano chiaramente che Umbertide è tra le aree italiane più esposte agli effetti delle tensioni commerciali internazionali, con ricadute dirette e indirette sulle nostre filiere produttive – ha dichiarato il consigliere regionale del Pd Letizia Michelini – Serve un intervento serio e consapevole del Governo nazionale, che metta al centro le imprese umbre, mettendo nel cassetto le ideologie. Particolarmente preoccupante è l’impatto sul settore automotive e sulla componentistica, che in Umbria rappresentano un asse strategico di sviluppo e occupazione. I dazi – continua Michelini – rischiano di tradursi in calo degli ordini, aumento dei costi e riduzione della competitività, colpendo soprattutto le piccole e medie imprese inserite nelle catene di fornitura internazionali. Non si tratta di dinamiche lontane: qui parliamo di imprese umbre, di lavoratrici e lavoratori che rischiano di pagare il prezzo di scelte geopolitiche su cui non hanno alcun controllo”.

“Umbertide in questo report non viene citata a caso – è stato il commento del consigliere comunale di Corrente Federico Rondoni – Viene citata perché una percentuale insolitamente alta del fatturato delle aziende del nostro territorio è legata direttamente alle esportazioni verso gli Stati Uniti. Questo comporta che se cala il fatturato di esportazione verso gli Usa, le nostre aziende vanno in sofferenza e sono portate ad assumere meno o addirittura a dover licenziare personale per fare fronte alla carenza di esportazioni, con un impatto diretto sulla nostra società locale. Quello che succede a livello internazionale ha quindi una forte ripercussione anche a livello locale. Quello che chiediamo – aggiunge ancora Rondoni – è che l’Amministrazione e tutte le forze politiche del territorio lavorino per trovare soluzioni a questo problema”. La proposta di Corrente è quella di differenziare la produzione. “Non possiamo più pensare – continua Rondoni – di sostenerci solo sul settore metalmeccanico che è il primo colpito da questa crisi permanente. Dobbiamo capire quali investimenti vogliamo attrarre nel nostro territorio, adottare soluzioni concrete per attrarre imprese che facciano qualcosa di diverso rispetto al settore metalmeccanico e per fare questo abbiamo proposto più volte tavoli permanenti di discussione ma troviamo sempre porte chiuse e la mancanza di volontà a lavorare insieme per la comunità”.