Centro islamico, Riformisti-Umbertide Cambia: “Dalla politica solo ipocrisia”

UMBERTIDE – “Le nuove polemiche sul Centro Islamico non sono che il frutto delle ipocrisie che ne hanno caratterizzato la nascita, esempio chiaro di una politica che non aiuta una comunità a crescere, anche affrontando problematiche elettoralmente scomode”.

E’ quanto dichiarato in una nota dai rappresentanti di Riformisti- Umbertide Cambia Stefano Conti e Gianni Codovini. “Ribadiamo con fermezza un principio: Umbertide cambia era allora ed è oggi per riconoscere alla Comunità Musulmana un proprio luogo di culto, una Moschea. Dieci anni fa si perse una fondamentale occasione per aprire un costruttivo confronto su questo argomento, non tanto sul piano religioso, quanto appunto di una reciproca assunzione di responsabilità di natura civica. – recita la nota – L’amministrazione, allora di sinistra, non ebbe questo coraggio e scelse la strada dell’ipocrisia: autorizziamo la realizzazione di un Centro Culturale Islamico in un’area destinata a “servizi”, che però non può essere una Moschea.

Gli stessi rappresentanti religiosi della Comunità Musulmana – dichiarano Conti e Codovini – accettarono questo “compromesso”, forse per velocizzare l’iter della costruzione o per una loro scelta di opportunità. Nessuno però riusciva a spiegare cosa in realtà fosse un luogo in cui si può insegnare la religione, ma non si può pregare. Che poi è ciò di cui i musulmani avevano ed hanno bisogno. L’importante era minimizzare, non, appunto, affrontare il problema. Terza ipocrisia quella della destra, che allora, per vincere le elezioni, minacciò di demolire l’edificio con le ruspe, salvo poi farlo tranquillamente completare, come il progetto approvato prevedeva. Oggi lo stop. Se quindi nell’invito vi fosse stato scritto inaugurazione del Centro Islamico si deduce che nessuno avrebbe detto nulla. In realtà c’è scritto quello che tutti avevano pensato fin dall’inizio, sotto quel manto di ipocrisia: inaugurazione della Moschea. Che si fa ora? Certo, fondamentale e non mediabile è il rispetto della legge. Resta però – conclude la nota – ancora da superare almeno quel limite culturale che ha condotto a questa situazione. Esiste oggi una classe politica più coraggiosa?”.