L’officina ex FCU chiude i battenti

UMBERTIDE – Addio all’officina della ex FCU. Dal 1° gennaio 2026 la storica officina di Busitalia, operante da oltre cento anni ad Umbertide, chiuderà i battenti.

A renderlo noto, confermando le voci e i timori che circolavano già da tempo, sono stati gli stessi dipendenti dell’officina umbertidese, circa una trentina di persone, che ora verranno ricollocate nelle sedi di Perugia, Foligno o Terni. “L’Officina di Busitalia EX FCU, dove per più di 100 anni è stata svolta la manutenzione la riparazione la gestione dei treni, chiude. – affermano senza giri di parole i dipendenti in una lettera – Da tempo nell’aria giravano voci sulla cessione da parte di Busitalia del “ramo ferro” verso l’azienda Trenitalia Umbria. Con esso i suoi manutentori, personale certificato e qualificato, a livello europeo, nella manutenzione dei rotabili, che verrà ricollocato”.

Di fronte all’oramai inevitabile chiusura, le maestranze avevano chiesto una ricollocazione che “tenesse conto del lato umano dell’individuo, delle proprie capacità, delle mansioni svolte con impegno e qualità nell’arco della vita lavorativa e non ultimo della residenza abitativa”, dicono ancora i dipendenti. Ma tra le poche le soluzioni “accettabili” c’erano la manutenzione dei rotabili nelle grandi officine di Foligno, il passaggio con ANAS o la manutenzione dell’infrastruttura/manutenzione linea aerea tramite passaggio con RFI.

“Soluzioni cadute con una impersonale e-mail aziendale, che riserva invece agli operatori, scenari come capotreno…non per tutti, manovra a terra, vendita ed assistenza, controllo pulizie”, affermano ancora i ferrovieri umbertidesi. Ed il tutto nelle sedi di Perugia, Foligno o Terni.

“Non si è parlato di prepensionamenti, – continua la lettera – non si è tenuto conto di personale di 60 e più anni né del fatto che, persone che per tanto tempo hanno svolto in maniera professionale e seria la manutenzione dei mezzi, lo abbiano fatto per passione e se vogliamo per vocazione. Un grazie – chiudono con sarcasmo e indignazione i dipendenti – va alle istituzioni, alla politica ed ai sindacati”.